Analisi Episodio 1×02 ( Ernest Cobb )

Ecco l’analisi del secondo episodio. Il pathos sale e i misteri cominciano a prendere piede.

Questo secondo episodio, inizia con la presentazione di un nuovo prigioniero, Ernest Cobb. Ve lo ricordate vero? Era nel retro della pagina di “Inmates of Alcatraz” recapitata a comingsoon.net!

Internato nel 1960, scopriamo che il direttore vuole sempre conoscere gli “ospiti” del suo carcere e lo accoglie nudo nel cortile mentre spara a dei barattoli; chiaro riferimento al motivo per cui Cobb si trova lì: è un pericoloso cecchino che spara sulla folla.

Per arrivare in cortile viene calata una chiave: ve la ricordate? Somiglia molto a quella contenuta nella famosa e stra citata scatola:

Ecco le due chiavi!!

Il direttore Edwin James (col fucile), E.B. Tiller e Ernest Cobb

Cobb ha la giusta faccia da ragazzo psicopatico, il giusto phisique-du-role rachitico, e il giusto sguardo da folle, rendono la scelta dell’attore perfetta, alla scena in cui, ai giorni nostri, dopo essersi organizzato per un picnic, stermina con un fucile di precisione, 3 persone in un luna park.

La meticolosità con cui sistema sedia e soprattutto il piatto (conta i quadrati della tovaglia!!) è, conoscendo il personaggio, maniacale.

Mentre spara, il nostro cecchino intona una sorta di ritornello che scandisce i suoi colpi: “One, two, three, four. One, two, three, four. There’s forty-seven slats in the picket fence.” Quasi per darsi un tempo o del ritmo nella sua esecuzione.

Per il “Doc” non c’è dubbio! Si tratta di Ernest Cobb! Aveva imparato a sparare ai corvi dai contadini e si guadagnava da vivere così dopo aver lasciato l’orfanotrofio.

Le tre vittime:

I nostri iniziano quindi ad investigare su questo caso, con la supervisione “a distanza” di Hauser, che nel frattempo, con l’aiuto di Lucy, interroga Jack Sylvane, chiedendogli se conosce Cobb o meno, ma l’interrogatorio conduce ad un nulla di fatto.

Rebecca e Diego, trovando sulla collina uno dei bossoli dei proiettili sparati da Cobb, risalgono quindi al negozio in cui è stata acquistata l’arma del delitto, da proiettili recuperati sulla scena, e da qui, tramite il video di sicurezza, all’albergo in cui dovrebbe alloggiare l’ex-detenuto.

Durante la loro indagine, vengono scortati da Lucy, che fa da “baby-sitter”, sotto ordine di Hauser, che, a quanto pare, non si fida ancora dei due nuovi acquisti della sua task force.

Giunti in albergo, il primo colpo di scena: Erenst Cobb è nel palazzo di fronte che attende che i nostri entrino in albergo.

Nella finestra c’è un bersaglio con scritto “I CAN SEE YOU” ed appena Lucy si affaccia alla finestra, le spara, facendola finire in coma.

Quando Lucy viene caricata in ambulanza dai paramedici, un piccolo sussulto: Hauser vacilla e per la prima volta lo vediamo seriamente preoccupato e non più avvolto da quella coltre di “ghiaccio” che lo aveva fin qua contraddistinto. Cosa lega Lucy ad Hauser? Perché per lui è così importante e non un aiutante qualsiasi?

Nel frattempo, nel 1960, scopriamo che Cobb, disturbato da un vicino di cella alquanto invadente e con dei seri problemi comportamentali richiede al direttore di essere posto in isolamento; la sua richiesta, non avendo un preciso fondamento, viene rifiutata.

Il vicino di cella

Il rifiuto del direttore

Cobb è pazzo ma non stupido ed eludendo la più semplice regola del carcere (durante la conta quotidiana bisogna stare in piedi ai margini della cella) riesce ad ottenere l’isolamento ma il direttore, a cui non piace esser preso in giro, mette nella sua cella il vecchio vicino che lo fa nuovamente andare di matto. Ma torniamo al presente e vediamo Cobb che continua a mietere vittime:

Rebecca, per scoprire le abitudini del cecchino, rimane una notte nella sua vecchia cella di isolamento e con i suoi vecchi effetti personali costruisce un binocolo rudimentale col quale riusciva ad osservare la città:

Tra gli oggetti usati abbiamo anche un giornale di automobilismo datato “settembre 1962”. Strano ciò in quanto non sappiamo come possa averselo procurato in un carcere come Alcatraz ed essendo internato dal 1960. ( Ma magari è solo un errore di produzione ).

Soto, scopre inoltre, che Ernest è stato abbandonato dalla madre, che una volta ritrovata, gli ha sbattuto la porta in faccia, essendosi creata un’altra famiglia. La vendetta di Ernest quindi è nei confronti della sorella (Eloise Monroe) che non sapeva di avere, in quanto geloso del privilegio di avere una madre, che lei ha, e che a lui è stato negato. In tutte le sue sparatorie, infatti, c’è sempre una vittima donna di età compresa tra i 15 ed i 16 anni. Quello che Cobb non ha mai saputo è che Eloise ha cercato di mettersi in contatto con lui ma, non essendo nella lista delle persone che potevano corrispondere, non ha mai ricevuto le sue lettere, che son rimaste nell’archivio del carcere.

Incrociando ciò che Cobb poteva vedere dalla sua cella di isolamento, con le costruzioni della città di San Francisco che erano presenti nel 1960, i nostri riescono ad identificare il luogo da cui sarebbe avvenuta la prossima sparatoria e a fermare Cobb. Il killer viene sagacemente fermato dal duo Madsen-Hauser e quest’ultimo, dopo essersi rassicurato su quale fosse la mano forte di Ernest, gli spara in mezzo al palmo in modo da non permettergli più di usare le sue abilità da cecchino.

Dopodichè Ernest viene trasportato, sempre da Hauser, sempre in mezzo al bosco, nella cella a lui destinata, nel bunker sotterraneo.

Come scena finale, ambientata nel 1960, vediamo che l’inserimento di un nuovo detenuto nella cella detentiva di Cobb, conduce quest’ultimo alla pazzia. Pazzia che richiede cure mediche, cure mentali, più che mediche, gestite dalla dottoressa Lucille Sengupta, che … UDITE, UDITE, altro non è che la nostra Lucy Barnerjee, che si rivela quindi essere a sua volta una dei tanti abitanti della prigione, scomparsi nel 1963, e riapparsi ai giorni nostri.

Ora le domande cominciamo davvero a farcele!! Perché Lucy è tornata? E’ tra i buoni o è solo una copertura? Che collegamento ha con Hauser? Anche lui scomparve nel 1963?

Non ci resta che attendere le prossime puntate! Per ora possiamo dire che la teoria di J.J. Abrams sulla costruzione della serie è stata rispettata. Ogni episodio ha una propria story-line, che offre ad uno spettatore casuale un buon prodotto, e misteri che si infittiscono, per i fan affezionati. Una buona strategia che può invogliare un nuovo spettatore ad appassionarsi senza dover annoiarsi troppo a riguardare tutto dal principio.

Stay tuned!!

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in 02 - Ernest Cobb, Alcatraz, Alcatraz Stagione 1, Easter Eggs, Personaggi, Spoiler e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...